Siete in: Storia

Cartiera Sottrici Binda

Certo favorito dalla sua posizione, a metà strada tra Bergamo e Milano, come dalla presenza del fiume Adda, le cui acque permettevano i processi produttivi, Vaprio affiancò al tradizionale lavoro nei campi una precoce vocazione industriale. Sorserò così, già agli inizi del XIX secolo, alcune fabbriche e i primi opifici, che gettarono le premesse del successivo sviluppo e dell'abbandono di un'economia essenzialmente agricola. Di questa precoce fase, legata alle origini stesse dell'industria nel territorio lombardo, restano ancora oggi nell'abitato due interessanti testimonianze storiche, il cotonificio Velvis - Duca Visconti di Modrone e la cartiera Sottrici Binda.

LA CARTIERA SOTTRICI BINDA

Ciò che ai nostri giorni appare del moderno stabilimento non ha niente a che vedere con la storica cartiera, il cui primo nucleo risaliva addirittura al 1774. Il luogo in cui sorge è però rimasto quello della sua fondazione: un'area a nord-est dell'abitato, compresa tra il Naviglio Martesana e l'Adda, area che offriva le migliori garanzie per l'abbondante presenza dell'acqua, elemento indispensabile alla produzione. "La cartiera meccanica di Vaprio cresce d'attività, con due macchine fabbricando carta senza fine...": già nel 1857 Cesare Cantù così descriveva l'opificio, fondato dal conte Paolo Monti Melzi, passato nell'Ottocento alla ditta Maglia & Pigna ed entrato nel 1868 a far parte del gruppo Ambrogio Binda, proprietario della celebre cartiera di Conca Fallata a Milano. La sua storia è accompagnata dal nome di diversi proprietari e direttori che, trasformando gli impianti, modernizzando le strutture, impostando con nuovi criteri le strategie produttive, seppur tra alti e bassi hanno permesso alla cartiera di rimanere attiva fino all'anno 2009. Lo stabilimento, prima della chiusura, faceva capo al gruppo Munksjo Paper Decor Italia, uno dei primi gruppi italiani del settore cartario, la cui sede centrale è a Besozzo, in provincia di Varese.


Testo tratto da “Luoghi Lombardi: Vaprio d’Adda” – edito da Etimon Studio Associato.

La pubblicazione è disponibile in Biblioteca