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Villa Castelbarco

 

Villa Castelbarco è una splendida villa di delizia in prossimità del Naviglio Martesana, circondata da 75 ettari di parco, dove è ancora possibile scorgere cervi e daini in libertà. Sembra che il sito sul quale sorge oggi la villa, fosse un antico monastero vallombrosano a carattere agricolo, costituito da edifici semplici e da una cappella dedicata a San Carpoforo.

L’origine monastica del luogo ha caratterizzato l’architettura e la distribuzione degli ambienti della villa, così come sono ancora leggibili oggi: i vari corpi di fabbrica sono disposti attorno al doppio cortile centrale adiacente alla Cappella Gentilizia settecentesca, probabilmente retaggio dell’antico chiostro a volte doppio. Attorno si sviluppano gli ambienti nobili dell’edificio, mentre quelli che dovevano essere i semplici edifici monastici, collocati alle spalle della chiesa di San Carpoforo, furono trasformati nella zona servile, più dimessa e distaccata dal resto della villa.

La trasformazione del monastero in villa di delizia avvenne, sostanzialmente, nel tardo Seicento ad opera del conte Simonetta. In particolare risalgono a quell’epoca la ricostruzione della chiesetta e del campanile, la realizzazione dell’esedra e la creazione del cortile di servizio. Alla chiesa il Conte dedicò particolare attenzione, lo stile interno è prevalentemente barocco, con affreschi alle pareti e al soffitto, una grande pala d’altare e una profusione di marmi dei più svariati colori, nel mezzo della piccola cappella riposano le ceneri del conte Giuseppe Simonetta, insieme a quelle del pronipote Giuseppe Castelbarco. La villa andò ad acquisire notorietà e prestigio, tanto che nel 1736 il parco risulta essere riserva di caccia per volere di Maria Teresa d’Austria e luogo di villeggiatura del duca Francesco II, governatore della Lombardia. Il passaggio della villa dai conti Simonetta ai Castelbarco si ha sul finire del Settecento, quando  Francesca Simonetta, musa del Parini, sposò Cesare Castelbarco e come dote portò la villa e il grande parco. Il conte Cesare, amante delle belle arti e delle lettere, opera nel 1804 una ristrutturazione generale, ampliò e decorò i saloni di rappresentanza, raddoppiò l'ala sud con la realizzazione della limonaia, creò le serre, edificò sulla spianata a lato del terrazzo due palazzine in stile impero adibite a museo e a teatro. Anche il parco di oltre 1200 pertiche venne rinnovato, con la creazione di larghi viali fiancheggiati da statue, laghetti artificiali, tempietti nel gusto romantico dell’epoca.

Senza dubbio ciò che maggiormente affascina e stupisce della villa, sono i suoi splenditi sotterranei, voluti dal nipote di Cesare, Carlo Castelbarco, realizzati tra il 1835 e il 1837 per stupire e sorprendere i suoi ospiti. I sotterranei si compongono di cinque sale a tema: la sala romana, la sala del mare, quella rinascimentale o raffaellesca, la sala egizia e la sala etrusca, un oratorio e le grotte ipogee. Le prime sono completamente ricoperte di mosaici di sassi di fiume, conchiglie e riccamente abbellite da oggetti di un certo valore storico-artistico, mentre le grotte sono rivestite di pietra con l’intento di riprodurre l’interno di una grotta naturale e arricchite da suppellettili ricercate. Completavano la struttura i giochi d’acqua, un sistema idrico che produceva zampilli d’acqua e cascate, che servivano per divertire e rinfrescare gli ospiti. I sotterranei sono pensati come un complesso sistema di ambienti collegati a tutti i luoghi di piacere e svago dell’insediamento: due scale gemelle conducono dalle grotte ipogee all’interno del teatro e del museo, mentre un lungo corridoio mosaicato, al termine dei sotterranei, porta alla villa e all’orto botanico.
Sul finire dell’Ottocento la villa passò ai Massimini, ai quali subentrarono nei primi del Novecento, i Quintavalle che la occuparono fino alla metà degli anni sessanta. Quest’ultimi realizzeranno la portineria, il muro di cinta che chiude la proprietà, creano un circuito ippico con siepi di ligustro nella parte anteriore della villa e il lungo viale alberato di fronte all’attuale ingresso. Attualmente la proprietà fa capo a una società privata denominata “centro arte e cultura del Barco”.